Nel prepararci a celebrarne la memoria, a noi più cara che mai, condividiamo un passo che ne rammenta il transito e fornisce il senso di ciò che la morte rappresentava per lui: l’atto più intenso e libero dell’esistenza.

“Francesco celebra la sua morte. Non la subisce come una triste necessità. Non si accontenta di viverla, come gli altri momenti della sua esistenza. Di questo istante supremo, fa una celebrazione. Francesco proclama che la morte non è ciò che comunemente si pensa: non è un implacabile arresto, subìto a malincuore, il più passivamente e inconsciamente possibile (…) Anche quando appare brutale e imprevista, non è mai un caso. Ben lungi dall’essere il fallimento della vita, essa ne è il successo. La morte non è un atto improvviso, ma al contrario, è quell’unico istante che tutti gli istanti della nostra vita han preparato. Essa non è un’interruzione, ma il compimento!

Per Francesco la morte è il grande atto religioso della sua vita, la sua Pasqua.”

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